• Ragioni che il cuore non conosce

    «La vera saggezza, o la vera filosofia, consiste nell’imparare daccapo a vedere il mondo». Forse la questione principale che abbiamo davanti oggi è descritta perfettamente da questo pensiero di Maurice Merleau-Ponty, indimenticabile pensatore del Novecento. Oggi, più che mai, ci serve una rinnovata fenomenologia del mondo per decifrare gli enigmi del nostro tempo. Non si tratta solo di analizzare la confusione, lo sbandamento o l’assenza di riferimenti che caratterizzano la nostra epoca. Non si tratta solo di osservare le polarizzazioni e le contraddizioni che attraversano persone e comunità, o la perdita di memoria storica. Si tratta di comprendere alla radice quella forma di “impazzimento” collettivo che induce molti cittadini –…

  • L’imperfezione ci salverà

    Viviamo immersi in un’ossessione collettiva: la rimozione sistematica del limite e dell’imperfezione. Che si tratti della sfera sociale, professionale, politica o persino di quella affettiva, tutti sembrano intenti a nascondere, camuffare o giustificare le proprie fragilità. Persino nei rapporti più intimi, dove la vicinanza dovrebbe esigere trasparenza e autenticità, prevale il bluff, la necessità  costante di apparire diversi da ciò che siamo. Ma l’imperfezione è veramente una “macchia”? Veramente qualcuno crede che saremmo più interessanti, più belli, più accettabili e umani, se fossimo o apparissimo senza limiti, senza difetti e senza imperfezioni? Sarebbe veramente possibile una condizione del genere? E un mondo fatto in questo modo sarebbe davvero più desiderabile? …

  • Utensili per l’anima. Il potere dei simboli

    Il nostro parlare del mondo, i nostri discorsi consci, sono solo la punta di un iceberg. Quell’insieme di di termini designativi con cui siamo soliti esprimerci non è sufficiente a rendere presente una realtà che è contemporaneamente vicinissima e lontana 1 L’enigma della realtà e la dimensione poetica. Se il volto del reale ci appare non univoco ma insuperabilmente “doppio” ed enigmatico.(V.Jankélévitch), forse abbiamo bisogno di non rinunciare a inventare linguaggi, di non rinunciare all’immaginazione, di non escludere la dimensione “poetica” dal nostro progetto conoscitivo, per rendere possibilll più ampie modalità di vedere e di essere. Del resto, la creazione di miti e simboli hanno accompagnato da sempre, e hanno…

  • L’eloquenza degli oggetti: riscoprire la voce delle cose

    Gli oggetti che ci circondano hanno qualcosa da dirci? Comprendere la lezione delle cose non richiede competenze esoteriche; richiede solo l’esercizio di uno sguardo attento, di un ascolto sensibile, di un contatto tattile. Come suggeriva Edgar Morin, non esiste “cosa” – per quanto materiale o inerte possa apparire – che non comunichi, che non ci interroghi o non pretenda una nostra risposta. Dobbiamo imparare a guardare di nuovo il mondo.. Per farlo, non dobbiamo dissolvere i contorni dei singoli oggetti, ma al contrario preservarne l’individualità, il posto specifico e il significato unico. Aveva ragione Baudelaire nel notare come dalle cose le parole emergano spontaneamente, pur intrecciandosi in quella complessa “foresta…