• Utensili per l’anima. Il potere dei simboli

    Il nostro parlare del mondo, i nostri discorsi consci, sono solo la punta di un iceberg. Quell’insieme di di termini designativi con cui siamo soliti esprimerci non è sufficiente a rendere presente una realtà che è contemporaneamente vicinissima e lontana 1 L’enigma della realtà e la dimensione poetica. Se il volto del reale ci appare non univoco ma insuperabilmente “doppio” ed enigmatico.(V.Jankélévitch), forse abbiamo bisogno di non rinunciare a inventare linguaggi, di non rinunciare all’immaginazione, di non escludere la dimensione “poetica” dal nostro progetto conoscitivo, per rendere possibilll più ampie modalità di vedere e di essere. Del resto, la creazione di miti e simboli hanno accompagnato da sempre, e hanno…

  • A chi appartiene il tuo tempo?

    Mi pare imperativo oggi sviluppare strategie concrete per contrastare la frammentazione delle nostre capacità cognitive, degli individui e delle nostre democrazie, causata non solo dai social network, o dall’informazione, ma anche dalle diverse tecniche di ricerca del consenso, adottate da una politica prevalentemente orientata al breve termine. Le crisi che si sono intensificate negli ultimi mesi impongono una riflessione approfondita sul nostro rapporto con il tempo e la storia, come affermato dal filosofo Yves Michaud. A partire dall’esperienza individuale, sarebbe necessario riscoprire un rapporto sano e proattivo con il lungo termine. Come possiamo cogliere la realtà nella sua intera diversità, che si tratti di vita quotidiana, arte, politica o anche…

  • Dove vai quando rientri in te?

    Sì. Dove crediamo di andare quando diciamo di rientrare in noi stessi? Se analizziamo il nostro linguaggio e le nostre categorie, ci accorgeremo che un paradossale e infondato dualismo determina ancora oggi la nostra conoscenza e l’esperienza di noi stessi e del mondo. Si tratta della cristallizzazione di un dualismo tra “interiore” e “esteriore“ talmente preminente, e dato per scontato, per cui “l’esterno“, o l’esteriorità, avrebbe sempre il bisogno di essere sanato, salvato o redento. Perché ciò che appartiene all’esteriorità sarebbe sempre ingiusto, negativo o del tutto effimero. Un tipo di dualismo nato per ergersi contro un mondo ingiusto, alla fine si è rivolto contro qualsivoglia esteriorità. Di quel dualismo siamo tuttora impregnati, nota Harold Bloom. In effetti, abbiamo a che fare con un rigido schema che, scrive…

  • Astinenza epistemica?

    È ancora possibile combattere per la verità? Sembra di no, se si fa attenzione a tanti personaggi, che nelle, vesti di dotti, esperti, moralisti o religiosi, impazzano sui social, sulle tv o sulla carta stampata. Talora, sembra di assistere alle scorrerie di quelle bande di predicatori fanatici e urlanti che impestavano le piazze europee tra cinque e seicento o nei periodi più violenti della caccia alle streghe, e tuttavia raccoglievano intorno a sé folle altrettanto impazzite e vocianti. Sì, forse viviamo in una fase di “astinenza epistemica” (Claudine Tiercelin, La Post-verité ou le dégoût du vrai), in cui la questione della verità sembra diventare marginale o inutile. Si tratta di una pericolosa “astinenza epistemica“, se anche le Chiese con una lunga tradizione teologica preferiscono oggi esaltare “entusiasmo“, emozioni o “esperienze“, contro ragioni e…

  • Vivere nell'interregno

    Dissacrare tutto non ha molto senso, oggi. È da assolutisti disperati. Privi dell’ironia necessaria per attraversare i tempi e le stagioni della vita. È l’atteggiamento di chi pensa che non ci sia più nulla degno di fiducia. E vorrebbe quasi che tutto andasse in frantumi o saltasse per aria, insieme a lui.  Dissacrare tutto sembra però una forma di sport o una moda attuale, molto in voga, che si manifesta spesso con parole intimamente distruttive e violente. Parole che inquinano gli animi e la vita stessa, più di quanto può accadere in una qualsiasi “terra dei fuochi”. Parole che incrinano le fragili ma insostituibili basi simboliche del vivere comune.  Si…