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Idee per ripensare la cultura
1. Radici comuni: colere, coltura, cultura, culto In questa fase di profonda rivoluzione tecnologica e antropologica, è indifferibile ripensare la cultura partendo dalla sua natura complessa. È illuminante osservare la stretta parentela etimologica tra termini che oggi percepiamo come distanti, ma che nel passato — prima della netta separazione tra astratto e concreto, teoria e prassi — formavano un’unità profonda. Ripensare la cultura significa tornare a quella singolare polisemia in cui il pensare, il fare, il coltivare e il sacro si sovrapponevano naturalmente. 2. La cultura come valore esistenziale Il primo passo è riconoscere la cultura non come un accessorio, ma come una necessità esistenziale. Nonostante una diffusa e talvolta…
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Intelligenza in declino: un’allerta
Pensare dovrebbe significare anche aver cura, a partire dalla cura di sé, per arrivare alla cura di quella follia collettiva che si manifesta nel nostro oscillare pericolosamente tra intelligenza e idiozia.
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Che fine ha fatto lo spirito critico?
Lo spirito critico sembra diventato solo una risorsa tattica, una competenza tra le altre, quasi semplicemente una forma di “grammatica dell’indignazione. “Disvelare”: ecco il mantra, ciò che sembra diventato un compito sacro per noi moderni. Rivelare, cioè, sotto le false coscienze i veri calcoli o sotto i falsi calcoli i veri interessi. Ma, è tutto qui? La critica sarebbe solo una grammatica dell’indignazione? E, in effetti, chi oggi non ha sempre un filo di bava alla bocca per questa rabbia?, si chiede Bruno Latour (Non siamo mai stati moderni). Abbiamo forse rifiutato vecchie gerarchie sacerdotali e antiche “rivelazioni”, solo per acclamare nuovi e improvvisati “rivelatori”? Come non dare ragione a…
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Come il baule di Newton
Alcuni miti arcaici delle origini hanno un tratto molto peculiare. Infatti fanno risiedere l’ingresso della morte nell’esistenza dell’uomo, in un “errore” originario, una “caduta”, un “peccato originale”, per così dire. Ma ciò che è più interessante e sorprendente è che quell’errore originario è visto in quei racconti mitici come tragico e comico al tempo stesso! Infatti, essi sostengono, all’uomo era stato concesso dal dio supremo una possibilità di scegliere la vita, ma egli se la giocò stupidamente, e ottenne per suo destino la morte”(Geo Widengren, Fenomenologia della religione). Dovrebbe bastare questo per spingerci ad uscire dalla presunzione “moderna” di poter fare a meno di ciò che è antico o “primitivo”;…
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La battaglia dell'immaginario
Noi pensiamo con il corpo. Non siamo una “res cogitans” ma un corpo pensante: il nostro pensiero è sempre “pensiero incarnato”, perciò anche necessariamente “situato”. Anche per questo immagini, simboli ed archetipi, accompagnano sempre e determinano spesso – non soltanto nel suo sorgere come nel pensiero infantile o in quello “primitivo” – il nostro modo di pensare e le nostre costruzioni concettuali. E alimentano così sentimenti, emozioni, desideri, bisogni. Anche i concetti più “astratti” implicano in forme varie un non-detto, fatto di immagini, metafore e simboli, spesso silenti e inconsapevoli. Non credo che occorra scomodare Hans Blumenberg per comprendere che ogni pensiero o teoria, anche scientifica o matematica, è…