A chi appartiene il tuo tempo?

Mi pare imperativo oggi sviluppare strategie concrete per contrastare la frammentazione delle nostre capacità cognitive, degli individui e delle nostre democrazie, causata non solo dai social network, o dall’informazione, ma anche dalle diverse tecniche di ricerca del consenso, adottate da una politica prevalentemente orientata al breve termine.

Le crisi che si sono intensificate negli ultimi mesi impongono una riflessione approfondita sul nostro rapporto con il tempo e la storia, come affermato dal filosofo Yves Michaud.

A partire dall’esperienza individuale, sarebbe necessario riscoprire un rapporto sano e proattivo con il lungo termine. Come possiamo cogliere la realtà nella sua intera diversità, che si tratti di vita quotidiana, arte, politica o anche svago? Chi determina i nostri pensieri e le nostre immagini? In sostanza, chi detiene il vero controllo sul nostro tempo e sulla nostra agenda?

Queste domande sollevano un’ulteriore questione, di fondamentale importanza: come ci teniamo informati? Come suggerito di recente dal Philosophie magazine (29/4/2026, n.199), sarebbe auspicabile un “movimento per la liberazione dell’attenzione”.

In effetti, come possiamo riappropriarci del nostro tempo, della nostra capacità di attenzione e della possibilità di cogliere le diverse sfaccettature della realtà in cui viviamo?

Chi determina gli argomenti dei nostri discorsi? Chi definisce le questioni “importanti” di cui discutere? Chi stabilisce che i problemi rilevanti oggi siano alcuni e non altri? Chi determina cosa è accaduto, o cosa accade “veramente”? Chi decide quali notizie devono essere prioritarie?

Siamo davvero così ingenui da credere di essere noi a scegliere cosa è importante e su cosa concentrare la nostra attenzione? Chi determina quali sono i “fatti”? Chi stabilisce, in un mondo così vario, fluido e complesso come quello in cui viviamo oggi, quali sono le “notizie” da selezionare e pubblicare?

Conosciamo veramente il mondo in cui viviamo?

Siamo in grado di discernere le voci che meritano la nostra attenzione, di identificare i volti che attendono di emergere dall’ombra, o di comprendere appieno gli eventi che si verificano sul nostro pianeta?

Pertanto, a cosa ci riferiamo, con precisione, quando ci esprimiamo? Adattando al nostro contesto la provocazione di Jacques Lacan, “chi” parla realmente quando “io parlo“?

Chi detiene il controllo del mio tempo?

Amo la storia delle idee, la filosofia e la musica. Mi interessano i linguaggi, la comunicazione, i libri.

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