• L'altro nome della bellezza: imperfezione

    Affermazione certamente dissonante, almeno di fronte al tipo di consapevolezza culturale, comune tra noi occidentali. Infatti, chi accosterebbe bellezza con imperfezione? Ci viene più “naturale” evocare con la nozione di bellezza lo splendore della natura che fiorisce, l’armonia di un corpo, la perfezione dell’ideale, il bene o la santità, magari l’oggetto perfetto del desiderio, ma, sicuramente, per nessuno sarebbe facile vedere nell’imperfezione, nella disgregazione, nell’umiltà (= ciò che è fatto di terra e di fango), un’incarnazione stessa della bellezza. È così difficile, infatti, sottrarsi, almeno a livello cosciente, alla prigione interiore del dualismo bellezza-bruttezza, dalla quale siamo soliti giudicare ogni cosa, secondo rigidi canoni di gusto.  E allora potrebbe essere…

  • Come le bolle in un bicchiere di champagne

    “Semplicitàsignifica sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo”. Mi sembra veramente illuminante, ai nostri giorni, questa regola. John Maeda, designer e artista visivo oltre che docente di Media Arts e Sciences al MIT, la ritiene, tra le leggi della semplicità, quella che le riassume tutte. E la considera valida non solo nel design, ma anche nell’approccio alla realtà, nelle tecnologie, negli affari e nella vita in genere. Invece, in questi nostri tempi, quando, per giunta, non siamo ancora del tutto consapevoli che l’attuale crisi sociale ed economica è appesantita e resa più indecifrabile da una crisi di significato, pare che si tenda a seguire la regola opposta: per rendere tutto più semplice…

  • House of Cards

        Castello di carte. È così che apparirebbe la politica, se la si analizzasse in profondità, ai nostri giorni, quando, in un mondo globalizzato, i veri registi delle decisioni sui destini dei popoli e degli Stati, risiedono in gran parte fuori dalla cerchia degli attori politici nazionali. Così apparirebbe, dal momento che i politici, di governo o di opposizione, si prendono troppo sul serio, e si azzuffano come bambini a difesa dei propri games, intenti ad occupare il centro della scena, sordi di fronte all’urgenza delle domande che emergono dalla vita della gente comune, stufa di tattiche e strategie di lotta, ogni volta presentate come nuove ma vecchie come…

  • Tempo di ripensamenti

    C’è un concetto, espresso da papa Francesco, in interviste o discorsi, che fa riflettere, che potrebbe far riflettere. Si tratta dell’idea secondo cui oggi occorrerebbe rielaborare tutto il pensiero (non solo teologico) a partire dalle periferiedel mondo, a partire dagli “altri”, da quelli che non hanno una vita e non hanno voce. Probabilmente, è tutta qui la “novità“ e la “sfida” di questo papa. È da qui, e non tanto dal suo parlare di povertà, di chiesa povera o di riforma delle sue strutture, che si originano le motivazioni profonde di alcune forme, palesi o sotterranee, di preoccupazione e di opposizione alla sua linea, che emergono non solo in grossi…

  • Da ‘dove’ parli?

    Immaginate quali effetti potrebbe avere abituarsi ad estendere questa domanda, al di là dei convenevoli della comunicazione telefonica quotidiana. Immaginate che significherebbe renderla propedeutica a ogni forma di comprensione di ciò che viene pensato, detto, ascoltato o letto, soprattutto quando si tratta di questioni di interesse generale o pubblico. In tal caso, si capisce, il “da dove” non dovrebbe essere inteso in senso topologico ma logico ed ermeneutico. In realtà, si tratterebbe di allenarsi a mettere a fuoco, nella conoscenza e nella comunicazione, primariamente, non ciò che viene detto, scritto o argomentato, ma le pre-condizioni – culturali, psicologiche, sociali, economiche … – a partire dalle quali qualcuno parla, pensa o…