Bilanci

Certe volte, come esortava Kavafis, bisogna privilegiare “il viaggio”, e accontentarsi di esso, godendone, sopportandone anche i timori, le inclinazioni e le interruzioni, pur senza rinunciare ad “avere in mente Itaca”.
Certe volte bisogna decidersi per nuove “piccole” possibilità di diventare umani adesso, senza attardarsi a pretendere tutto insieme.
Certe volte bisogna accettare di “fare” la verità un pezzo per volta, o, se si è saggi, di farsi “condurre” da essa, giorno per giorno, piuttosto che pretendere di “contenerla”, tutta e limpida, nella propria bisaccia. 
Certe volte bisogna rinunciare a usare la maiuscola, perché le più belle parole come libertà, democrazia, comunità, scienza, verità, popolo, fede, ragione, diritto, ideali, etica, politica, ecc., quando sono pronunciate con la maiuscola, diventaro spesso macigni insopportabili, muri invalicabili e bracci violenti del potere, come pensava Simone Weil.
Certe volte occorre riconoscere che il nostro personale profondo non è fatto tanto di vita personale, di infanzia, di trauma, di famiglia. Nelle profondità dell’essere umano c’è piuttosto la storia umana, ci sono figure mitiche, figure religiose, immagini, creature, scene, paesaggi, voci, insegnamenti, un mondo straordinario. Occorre convincerci che noi siamo tenuti in vita da quelle immagini, da quelle figure, da quei miti. (Sonu Shamdasani)
Certe volte sarebbe il caso di riuscire finalmente a sottrarsi al rumore incessante delle notizie che ci arrivano da ogni parte. Perché, suggerisce C.Ginzburg, per capire il presente è meglio imparare a guardarlo di sbieco, e come da lontano.
Certe volte occorerebbe prendere atto del fatto che i contenuti del nostro linguaggio e del nostro comunicare si uniformano troppo, e si omogeneizzano in un “cocktail di espressioni svuotate di originalità e di emotività, di bagliori e di smalto, di tensioni e di trascendenza”. (Eugenio Borgna)
Certe volte infine bisognerebbe riconoscere che una buona regola, nella vita, è quella di accettare l’incompiutezza delle cose umane e le molte polarità della realtà, anche se è così difficile. Cercare sì di capire, diceva Iris Murdoch, ma imparare anche l’arte dell’accogliere e del “contemplare” quello che non si riesce a capire, senza pretendere di cancellarlo.

Amo la storia delle idee, la filosofia e la musica. Mi interessano i linguaggi, la comunicazione, i libri.

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