• A chi appartiene il tuo tempo?

    Mi pare imperativo oggi sviluppare strategie concrete per contrastare la frammentazione delle nostre capacità cognitive, degli individui e delle nostre democrazie, causata non solo dai social network, o dall’informazione, ma anche dalle diverse tecniche di ricerca del consenso, adottate da una politica prevalentemente orientata al breve termine. Le crisi che si sono intensificate negli ultimi mesi impongono una riflessione approfondita sul nostro rapporto con il tempo e la storia, come affermato dal filosofo Yves Michaud. A partire dall’esperienza individuale, sarebbe necessario riscoprire un rapporto sano e proattivo con il lungo termine. Come possiamo cogliere la realtà nella sua intera diversità, che si tratti di vita quotidiana, arte, politica o anche…

  • L’altro Leopardi e il mondo in bilico

    In un'epoca di algoritmi che cercano di incasellare ogni nostro desiderio in definizioni precise, il richiamo di Leopardi sembra un atto di resistenza. Oggi, le cose ci mandano ancora "sguardi familiari", (Franco Rella), non perché siano trasparenti, ma perché nel loro silenzio e nella loro imperfezione riflettono la nostra stessa condizione di esseri "in bilico".

  • Guardare il mondo dall’alto

    Guardare il mondo dall’alto, mi pare, oggi, una urgenza per chiunque voglia decifrare quello che accade, e “ci” accade, in un mondo diversificato ma anche interconnesso e veloce, Guardare il mondo dall’alto, cioè superare i confini della propria prospettiva immediata per comprendere interconnessioni, dinamiche e sfide che vanno oltre il contesto locale o nazionale. Non possiamo esimerci dall’adottare un’ottica globale e una visione strategica, e quindi cercare e privilegiare un’informazione internazionale , se siamo consapevoli che gran parte dei problemi attuali, dal cambiamento climatico alle crisi economiche, dalle pandemie ai conflitti, dagli squilibri sociali alla “povertà educativa” sono intrinsecamente globali. Possiamo davvero credere che oggi ognuno sia in grado di…

  • La banalità del senso

    Ci sono attimi della nostra vita, nei quali avvertiamo, pur se in modo vago, che il senso del nostro vivere è associato a luoghi, oggetti, odori, sguardi, sapori, considerati di norma insignificanti, perché troppo “ordinari” o addirittura “banali”. E, tuttavia, essi favoriscono l’emergere di significatività che, come lampi o visioni improvvise, investono i diversi ambiti e momenti della nostra esistenza. E dobbiamo riconoscere che proprio in quei momenti capiamo che la nostra vita non sarebbe la “nostra” vita, senza quei luoghi, quei posti, quegli oggetti, quei frammenti, che – tra l’altro – non ci chiedono mai niente, in cambio delle esperienze che ci offrono. In realtà, pure se appaiono del tutto…

  • Il tempo dell'interruzione

    E se la pandemia fosse anche una lente di ingrandimento sulla nostra vita? In questo caso essa ci consentirebbe di vedere nelle tante “sospensioni” a cui siamo stati costretti, altrettanti appelli a trasformare quelle “sospensioni” in vere e proprie “interruzioni“.  In realtà, a volte, accadono cose che scompaginano i nostri orizzonti di aspettative, in vari modi, nel bene e nel male. In quei momenti, tuttavia, ci viene richiesto non tanto di “riprendere” la normale routine, quanto piuttosto di lasciare che “la prosa” ordinaria del mondo presente, venga “interrotta“, deostruita, ripensata, per poi ripartire. L’interruzione infatti è quella condizione per cui siamo chiamati a inventare, per così dire, una nuova grammatica, nuove metafore per…